Quando amarsi fa male

Nella coppia  a volte  accade di scontrarsi  ed avere conflitti.  In alcuni rapporti assistiamo invece ad una  relazione caratterizzata da ripetute e continue pressioni psicologiche, attacchi verbali, ricatti affettivi, indifferenza e svalutazioni che possono danneggiare o inibire la libertà e l’autostima dei due partner. Spesso questo accade quando  uno dei due assume più potere e lo  utilizza  per imporre i propri interessi e le proprie scelte all’altro.  Non ci si riferisce qui alla violenza vera e propria di cui gli efferati fatti di cronaca sono l’epilogo, ma ad  alcune situazioni più sfumate. In questi rapporti è presente un maltrattamento psicologico che mina la sicurezza e la possibilità di vivere un rapporto  in modo soddisfacente.

Come mai in alcune coppie è presente questa situazione? All’inizio della relazione può esserci nei due partner la percezione di aver trovato  la storia giusta, idilliaca, una sorta di riscatto per le proprie mancanze. La persona potrebbe vedere nel  partner una salvezza, un rifugio sicuro, una soluzione ai propri problemi. Quando ci si inizia a conoscere meglio, le differenze reciproche  invece cominciano ad essere vissute come un problema. Ci si aspetta allora che il partner corrisponda all’immagine che si ha di lui e che sia esattamente uguale all’idea che ci si è fatti. Aspettarsi di essere un tutt’uno con l’altro in realtà  spesso serve a tenere lontano sentimenti di inadeguatezza e la paura della solitudine. Questo potrebbe rendere difficile e dolorosa la gestione della normale distanza e differenza reciproca necessaria a poter riconoscere l’altro per ciò che realmente è.

Ma cosa sentono in questa situazione i  due partner ? Quali vissuti li portano a relazionarsi in un certo modo reciprocamente? Colui che arriva a maltrattare potrebbe far fatica a porsi in un confronto e sentire il bisogno di svalutare l’altro  per gestire sentimenti di rabbia ed impotenza. La risposta del partner diversa dalle proprie  aspettative idealizzate viene vissuta come un affronto alla propria autostima e una conferma del proprio scarso valore. La persona può avere la sensazione di non essere amata e reagire al dolore  con l’aggressività denigrando l’altro e annullandolo.  Se il partner smette di esistere  emotivamente o se ne viene annullata la presenza nella relazione, può essere  controllato e posseduto come un oggetto,  al fine di ripristinare un senso di autostima.  In questo senso, maltrattare rappresenta un modo di porsi che va a colmare un vuoto relazionale  a cui la persona non sa come far fronte.

Cosa succede invece a chi viene maltrattato? Spesso ci si abitua progressivamente al maltrattamento e nel tempo si finisce per avere  una distorsione delle proprie percezioni, per cui si tende a giustificare i comportamenti del partner sentendosene responsabili.  La persona può aver  investito molte energie nella relazione e far fatica ad ammettere che ciò su cui ha speso tanta dedizione è diverso da ciò che si aspettava. Si rimane cosi legati all’illusione di  poter ritrovare l’idillio iniziale e alla sensazione che se ciò non accade,  dipende dal non essere abbastanza disponibili con l’altro.

In realtà entrambi  sono alle prese con una situazione che li rende infelici e che spesso vorrebbero poter cambiare. Spesso  ci si sente sopraffatti dalla paura di perdere l’altro senza però averlo ancora realmente conosciuto, senza essersi dati  realmente la possibilità di costruire un rapporto di alleanza reciproca.  Si vive quindi il timore di  separarsi da una parte di sé  e di essere abbandonati.  Così  per paura di non essere amati,  si finisce  con il farsi male.

Dott.ssa Anna Consuelo Cerichelli