Anoressia e bulimia in adolescenza: la regolazione dei confini nella relazione

Dietro il linguaggio del corpo si muove una trama silenziosa, fatta di distanze, avvicinamenti e tentativi di definire sé stessi nel rapporto con l’altro. Anoressia e bulimia in adolescenza esprimono spesso un disagio legato alla regolazione dei confini nelle relazione e alla costruzione dell’identità. Pur manifestandosi attraverso condotte opposte, la restrizione e l’eccesso di cibo, costituiscono due modalità speculari con cui l’adolescente tenta inconsapevolmente di regolare il rapporto tra bisogno dell’altro e autonomia, dipendenza e affermazione di sé. Il terreno comune dei disturbi alimentari è dato da un espressione attraverso il corpo di conflitti relazionali che non si riescono a simbolizzare.  In adolescenza il ragazzo o la ragazza spesso affermano la propria identità attraverso la corporeità, investita di aspettative e fantasie di riuscita o di fallimento.

L’immagine del corpo, la rappresentazione mentale che l’adolescente ha di se (proprio perché  a volte carica di aspetti conflittuali), può  diventare distorta,  alimentando vissuti di inadeguatezza e vergogna. Nell’anoressia riducendo il proprio peso corporeo si prova inconsapevolmente a ridurre l’esposizione, sospendere la sessualità, sottrarsi allo sguardo dell’altro percepito come eccessivo o intrusivo. Eppure nel momento in cui si tenta di scomparire, si diviene paradossalmente più visibili, attraverso un corpo emaciato che attira attenzione, controlli, preoccupazioni. L’adolescente si trova così al centro di uno sguardo insieme desiderato e temuto, in cui il bisogno di riconoscimento si intreccia con la necessità di proteggersi dal vissuto di invasione.  La restrizione alimentare diventa allora un messaggio ambiguo, da un lato esprime inconsciamente un bisogno  di presenza, allo stesso tempo mostra  una distanza invalicabile. Nella bulimia l’adolescente non irrigidisce il confine con l’altro, ma lo attraversa in modo discontinuo. Attraverso l’abbuffata sembra sperimentare un  bisogno assoluto ed un crollo della  possibilità di separazione con l’altro. Il cibo entra senza filtro come se potesse riempire un vuoto  o attenuare emozioni travolgenti . Con il gesto del vomito e altri comportamenti compensatori si tenta di espellere non soltanto il cibo, ma l’esperienza stessa della perdita di controllo. Anche qui emerge una tensione relazionale profonda, in cui il desiderio di essere visto e compreso si intreccia con il timore che mostrarsi significhi esporsi a un giudizio intollerabile.

Il disturbo alimentare  non coinvolge solo il ragazzo o la ragazza ma emerge all’interno di una trama relazionale  e familiare più ampia. L’adolescente infatti potrebbe percepire una difficoltà non solo nel dare senso a quello che sente, ma anche a condividere i propri vissuti nei legami significativi.  Spesso si fa fatica a chiedere aiuto e il sintomo è vissuto come spazio privato, baluardo identitario per potersi affermare ed individuare. Ammettere la sofferenza può equivalere a riconoscere una dipendenza temuta o a deludere aspettative interiorizzate.  Anche i genitori dal canto loro possono trovarsi disorientati oscillando tra minimizzazione e allarme, tentativi di controllo e sentimenti di impotenza. In questo scenario, il tema dei confini prende la forma di un campo attraversato da movimenti che coinvolgono i vari membri della famiglia.

L’adolescente  si trova alle prese con un  lavoro di soggettivazione   e di ricerca di significati personali, mentre i genitorisi trovano a ripensare il loro ruolo  ed a  rivedere le proprie aspettative sui figli che stanno crescendo. Questo processo  spesso lascia emergere una instabilità che accompagna la relazione con l’adolescente.  I confini si delineano, si sfumano, si ridefiniscono nel tempo, come tracce provvisorie di un equilibrio  in divenire. Emerge   una questione con la quale si fa i conti  durante la vita, ovvero come esprimere la propria soggettività restando aperti alla relazione, differenziarsi senza dover rinunciare al legame.

Dott.ssa Margherita Rosa

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