“Se soffro sarai con me”… il dilemma del masochismo

Ripensando alle esperienze della vita, è difficile non ricordare momenti di sofferenza durante i quali ci si è sentiti feriti. Eppure alcune persone sembrano rimanere particolarmente impantanate in situazioni frustranti, mostrando un atteggiamento masochistico. In questi casi ci si ritrova invischiati in relazioni complicate, attratti come una calamita da scelte svantaggiose, sopportando esperienze spiacevoli che ostacolano il proprio  benessere. Pensiamo a relazioni di dipendenza alienanti, a condizioni svalutanti  e traiettorie di vita ardue apparentemente inspiegabili.  Sembrerebbe logico allontanarsi da ciò che fa star male, eppure  diventa difficile spezzare le catene della sofferenza.  A ben vedere  ci  si sente vittime delle circostanze, come se non fosse possibile uscire da un karma negativo.  In realtà  si desidererebbe fare esperienze  più appaganti,  ma allo stesso tempo inconsapevolmente si mette in atto un atteggiamento auto sabotante che porta delusione e senso di fallimento. Cosi vengono evitate  opportunità piacevoli, messi da parte i propri bisogni e interessi ,sentendosi sopraffatti dalle richieste dell’altro. Ma contemporaneamente si coltiva un sentimento di attesa tradita,  con la speranza di poter essere finalmente  amati, compresi e valorizzati

Questo dilemma apparentemente incomprensibile che spesso si ripete, racchiude motivazioni più profonde.  Infatti quella che sembra un’esperienza dolorosa, da un certo punto di vista protegge dall’ignoto e dalla imprevedibilità della vita. Le  relazioni e le situazioni gratificanti invece, se da un lato offrono un senso di benessere , possono diventare inaspettatamente deludenti lasciando la persona disorientata ed esposta al senso di fragilità.  Avvicinarsi al contrario a situazioni che sono fonte di sofferenza più o meno certa, potrebbe nutrire l’illusione inconscia che cosi è possibile gestire attivamente il dolore, attraverso una sorta di anestesia, di abitudine al sacrificio. Possiamo chiederci allora, cosa accadrebbe se invece la persona si aprisse a realtà  diverse, più funzionali al suo benessere?

Oltre a dover affrontare l’imprevedibilità, l’ignoto, ci si troverebbe di fronte al desiderio di affermarsi, ma anche probabilmente  al senso  di colpa nell’esprimere i propri bisogni negati o al timore di essere abbandonati.  E’ così che l’aspetto masochistico protegge  anche da un terrore profondo della solitudine.     Il dolore diventa allora la prigione di una paura persistente di poter deludere gli altri, di fallire.  Magari nelle proprie relazioni affettive si è radicata la  convinzione di non poter  essere amati, apprezzati perché privi di capacità e qualità, sviluppando un senso di impotenza ed inadeguatezza.   Nel masochismo quindi sembra che  l’unico modo per sentire di avere un valore sia quello di abdicare ai propri desideri, nell’aspettativa inconscia che il legame sia possibile solo grazie al proprio spirito di sacrifico e dedizione.  Ma allo stesso tempo, cosi si rinuncia all’espressione della propria soggettività alla quale non viene dato spazio per poter emergere. 

Liberarsi dalla sofferenza  quando sembra far cosi parte della propria esistenza non è facile.  Eppure paradossalmente, questo significa  riaprirsi ad un cammino di esperienza dove si alterneranno dolore e piacere, solitudine e legame, come dimensioni dicotomiche inevitabili , attraverso le quali realizzare se stessi.   Se questa polarità resta attiva, favorisce la trasformazione, per un’ espressione più piena della vita. La sofferenza infatti è parte inevitabile dell’esistenza, per cui ci si confronta prima o poi con qualcosa che è fonte di dolore,  ma allo stesso tempo, permette di attivare la tensione al cambiamento

Dott.ssa Margherita Rosa

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