Il conflitto nel gruppo

Far parte di un gruppo può essere stimolante , rappresentare un’ occasione di  arricchimento personale e di ampliamento di vedute. Allo stesso tempo  i  conflitti e le divergenze  possono rendere più complessa la partecipazione e l’interazione di gruppo. Le relazioni d’altronde  comportano spesso  tensioni, disaccordi,  laddove emergono contrasti tra bisogni ed aspettative  molto diverse. Il  conflitto nel gruppo   può  essere  difficile da maneggiare, quando diventa un ostacolo che mina    la  partecipazione ,  la possibilità  di  collaborare  e portare avanti  obiettivi comuni.  Lo scenario gruppale  spesso amplifica le questioni personali , costituendo un campo dove le  modalità relazionali   emergono in maniera  più evidente, funzionando da cassa di risonanza  per i vissuti ei significati di ciascuno. La propria prospettiva  si rispecchia in  quella di alcuni ma si può scontrare con quella di altri,  lasciando emergere    posizioni  contrapposte. Questo di per sé  non costituisce un ostacolo all’interazione e alla possibilità comunicativa e collaborativa del gruppo.

Laddove il conflitto è espressione di una tensione  che permette di rivedere certe posizioni  e maturare  possibilità di sviluppo, possiamo dire che è occasione di un  passaggio generativo.  Se concepiamo infatti il conflitto  come una dialettica di forze contrapposte,  esso può produrre movimento  piuttosto che una  tendenza alla stasi. A volte invece nei gruppi si osservano  macroscopiche spaccature, posizioni individualiste, schieramenti, che bloccano lo scambio reciproco, accompagnate da  un irrigidimento  di  punti di vista o un ritiro dal confronto. In questi casi il conflitto porta ad  una soluzione di paralisi da cui sembra difficile uscire, tanto che  a volte  solo attraverso  un punto di vista esterno si riesce a  mettere in discussione  logiche stereotipate ed aprirsi a  nuove prospettive. Quando il conflitto  nel gruppo diventa un empasse,  è come se  inconsciamente si rimanesse bloccati tra  la salvaguardia  dello   status quo e il desiderio di cambiamento. Il gruppo come l’individuo, oscilla tra il  mantenimento della propria unità, attraverso la  strutturazione di un sistema di  credenze  condivise e la spinta all’ evoluzione e  diversificazione.

Se  questi  movimenti si irrigidiscono  sembra difficile  andare oltre, attraverso un superamento di posizioni contrapposte, verso un   ascolto reciproco ed un integrazione di posizioni differenti. Quando parliamo di integrazione non ci riferiamo  semplicemente  ad un processo  di  negoziazione,  ma alla possibilità di  maturare una percezione  nuova   di sé e dell’altro , che possa arricchire , sfumare e complessificare le posizioni individuali  e  la relazione. In questo passaggio, ciascun membro del gruppo si trova  a fare i conti con  la  diversità rappresentata dalla  soggettività dell’altro. Comprendere ed accogliere  veramente   tale  alterità, significa  fare spazio in se stessi a prospettive aliene dalla propria, che a volte sembrano  mondi molto lontani.  Il gruppo rappresenta  quindi un gioco poliedrico di specchi,  che   offre come un prisma  la possibilità di  recuperare una visione complessa di se e dell’altro, attraverso   variegate  sfaccettature dell’esperienza.

Per questo motivo il contesto gruppale costituisce un opportunità , per superare la  tendenza  alla semplificazione  e la   difficoltà a   guardare le cose da diverse angolature. In una società contemporanea sempre più attraversata da spinte individualistiche, resta quindi  importante la fiducia nella collettività, quale campo sociale e culturale dove poter mantenere vivo il confronto dialettico con l’altro e dove possano trovare spazio le varie identità. 

Dott.ssa Angela de Figueiredo

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