Lo sguardo della vergogna: caratteristiche di un’emozione

La vergogna è un’emozione complessa che nasce quando si sperimentano desideri o si mettono in atto comportamenti percepiti come riprovevoli agli occhi degli altri e in contrasto con la propria coscienza. La persona teme che i lati di sé considerati brutti, sgradevoli, deboli e che vorrebbe nascondere, diventino evidenti ed oggetto di svalutazione altrui. Nell’esperienza della vergogna la metafora dello sguardo assume un ruolo centrale per il soggetto. Chi vive l’emozione della vergogna si sente esposto nella propria nudità e sperimenta il desiderio di scomparire, pur di sfuggire alla vista propria ed altrui. L’esposizione è dolorosa poiché spesso si accompagna ad un senso di umiliazione nell’essere visti e scrutati nelle proprie debolezze ed al timore di essere criticati. Il soggetto può esprimere la vergogna anche attraverso il corpo, con un ripiegamento su se stesso o un rossore del viso, manifestazioni che non sempre riesce a controllare e che rischiano di farlo sentire ancora più fragile e scoperto.

La vergogna esprime la discrepanza tra il sé ideale, a cui si vorrebbe somigliare e l’immagine negativa che si ha di sé, caratterizzata da limiti e difetti. Nelle relazioni si verifica un gioco di specchi, in cui la percezione negativa di se stessi viene confermata dagli altri consolidando il timore di essere scoperti e smascherati.

Questa emozione viene vissuta normalmente in maniera transitoria da ciascun individuo e può essere affrontata ed elaborata in maniera diversa a seconda della propria storia e delle proprie modalità relazionali. Quando però la vergogna diventa un vissuto costante dell’esperienza soggettiva, può condizionare fortemente la personalità e contribuire allo strutturarsi di modalità inconsce per proteggersi dalla portata dolorosa di questa emozione.

Negli ultimi anni osserviamo un aumento di problematiche legate alla vergogna, in relazione ad un aumento dei disturbi che coinvolgono l’area dell’autostima e dell’immagine di sé. La società contemporanea propone continuamente una serie di modelli di riferimento in cui non c’è spazio per il limite, l’imperfezione, la difettosità di se stessi e degli altri. Aspettative sociali e personali fondate sull’illusione di essere perfetti, possono sostenere nel costruire un immagine realistica di sé e degli altri e un’autostima che integra pregi e difetti.

L’autostima è quell’insieme di credenze e opinioni su se stessi che sono intimamente connessi alle qualità che ammiriamo in noi stessi e negli altri. Questo aspetto della personalità esprime la valutazione che la persona ha di sé ed è in relazione al proprio sistema di valori e ideali.

Quando l’autostima è particolarmente fragile, si può essere maggiormente esposti al sentimento della vergogna. Nelle problematiche narcisistiche ad esempio, la persona edifica un senso di sé sull’illusione di non avere né difetti né bisogni, per il timore che l’ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile. Le problematiche narcisistiche in realtà nascondono un senso interiore di inadeguatezza, di vuoto, di debolezza e di inferiorità, da cui l’individuo si difende costruendo un immagine grandiosa di se stesso.

Anche nella fobia sociale e nel disturbo evitante di personalità, le strategie del ritiro e dell’evitamento proteggono la persona dal timore che vengano scoperte le proprie inadeguatezze. In questi disturbi, il disinvestimento nelle situazioni interpersonali diventa fondamentale per proteggersi dall’esposizione dei propri pensieri e sentimenti, confinandoli in un sfera intima e privata.

In un continuum che va dalla normalità alla patologia, la vergogna rimanda quindi a un’esperienza relazionale in cui lo sguardo dell’altro anziché ponte di confronto, affiliazione, alleanza, diventa una lente che può rinforzare il proprio occhio critico, non lasciando scampo alla minaccia dell’umiliazione. Per affrontare questa emozione dolorosa, è importante poter elaborare le proprie modalità relazionali e le cause profonde che la sostengono, al fine di confrontarsi con un’immagine più realistica di se stessi.

Dott.ssa Angela de Figueiredo

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