Il delirio nella psicosi come ricerca di senso

Accostare il delirio  psicotico ad una ricerca di senso potrebbe apparire paradossale, poiché la lettura degli eventi sembra assurda ed illogica rispetto a quella comune.  Allo stesso tempo  però questa  modalità di pensiero  nella psicosi  ha una funzione organizzante di un mondo interno che sembra andare in frantumi. Per comprendere il delirio ci troviamo a  dover fare uno sforzo, per  superare  la semplificazione di  certe  categorie. Ad esempio sarebbe riduttivo interpretarlo  semplicemente come una lettura degli eventi  falsa, poiché il fatto che una credenza sia condivisa  non significa necessariamente che  rispecchi il vero.  Come sarebbe parziale definirlo  qualcosa di semplicemente  bizzarro,  basti pensare   a quanto  alcune  credenze religiose cosi radicate per alcuni,  risultino invece  assolutamente  inverosimili per gli atei.

Per capire in che modo il delirio  funga da collante di senso, dobbiamo fare un salto a ritroso e ripercorrere il crollo delle certezze che attraversa la crisi psicotica e che trascina la persona in un mondo che non è più lo stesso.  Nel periodo che precede l’emergere del  delirio infatti  non ci si  riesce più ad  orientare ed a  capire cosa sta accadendo intorno, trovandosi in qualcosa di vago e minaccioso. La sensazione è che stia avvenendo qualcosa di strano: gli sguardi dei passanti, i sorrisi dei compagni di lavoro, gesti anonimi e banali, acquistano un significato impreciso e sinistro. Affiora una perplessità legata non solo allo sfaldamento delle abituali categorie interpretative  di significato, ma anche il presagio di un cambiamento catastrofico imminente. Emergono sintomi dirompenti quali allucinazioni e voci, vissuti  potenti e conflittuali  che provocano annichilimento e terrore.  L’esperienza di queste persone  coincide con il sentirsi assaliti da stimoli che invadono l’inconscio, soffrendo per l’effetto intollerabile di impressioni sensoriali da cui non riescono a separarsi. E’ in questo contesto che si struttura il delirio, come rivelazione che introduce un indiscutibile nuovo significato, scardinando i modi consueti di intendere ed aprendo a nuove inquietanti  prospettive.

Il soggetto può ricordare questa esperienza come una rivelazione  in cui ha capito tutto, come  quando si risolve un rompicapo. Lo scenario che  è apparso fino ad allora,  per quanto angosciante, diventa comprensibile secondo degli schemi, sensato.  Come  riporta un paziente “per la strada tutto era diverso da prima..attraversava un uomo come se fosse di gomma, guidato da un meccanismo..ci doveva essere dietro qualcosa di non naturale, allora era  vero che alcuni uomini si sono svuotati , come comparse, mosse da una macchinazione”.Il delirio diventa quindi  non  un’ idea errata, ma in realtà un’ ipotesi  funzionale ad uscire da una situazione allarmante ed insostenibile. La sensazione è che la nuova idea affacciatasi alla coscienza possa  restaurare un ordine, completare un quadro. Come il gioco ed il sogno, il delirio diventa  un formidabile organizzatore di coerenza. Esso ha quindi non solo  la funzione di ricercare una continuità tra sé ed il mondo, ma rappresenta anche lo sforzo per il mantenimento di   un’ unificazione  identitaria.  Allo stesso tempo però in questa logica scollata dalla realtà,  il soggetto si allontana dagli altri che  non possono capirlo e  lo trattano come una persona strana, distanziandosi. La sensazione che si ha nella relazione con persone che soffrono di questo disturbo  è infatti  di trovarsi di fronte ad una logica diversa, illeggibile con le proprie categorie,  dotata di certezza e coerenza assolute.

Come ristabilire allora una comunicazione reciproca? In che modo aprire la possibilità  di ricercare  significati condivisi? L’integrazione della persona psicotica nel tessuto sociale e la cura attraverso  la rete dei rapporti sono aspetti fondamentali,  al fine di mantenere un ponte con la realtà ed aprire  ad una  possibilità di cambiamento. Questo certo rappresenta una sfida  sia per la persona con un disturbo psicotico, sia per coloro che vi si relazionano. Confrontarsi con questo disagio  spaventa, fa temere di perdere le proprie fondamenta. Ci si trova  nella relazione ad attraversare l’apparente insensatezza,  minando ciascuno le proprie  certezze.  Allo stesso tempo attraverso un reciproco tentativo di comunicazione e comprensione tra due mondi apparentemente distanti, anche se faticoso, si possono riaprire  significati condivisi.

Dott.ssa Angela de Figueiredo

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