L’essere umano e l’ambiente naturale, due realtà inevitabilmente interconnesse, a volte in un rapporto di fratellanza, altre di supremazia. La teoria della complessità applicata alla relazione tra uomo e natura offre una visione olistica e sistemica, secondo cui gli elementi sono intrecciati in un rapporto dinamico e non lineare. L’essere umano sta sempre più modificando l’ambiente naturale in cui vive, con conseguenze spesso dannose per la terra e anche per se stesso. Infatti con l’espansione industriale e la rincorsa alla produttività economica, si sono alterati gli equilibri degli ecosistemi , coinvolgendo l’esistenza di moltissime specie viventi. Citiamo solo come esempio gli effetti legati all’utilizzo sconsiderato delle risorse energetiche, al riscaldamento globale, alla deforestazione. Molte di queste azioni deleterie consolidatesi negli anni, sono espressione di una visione del mondo legata all’età moderna, secondo cui l’uomo è separato dalla natura e ha verso di essa un atteggiamento di superiorità e sfruttamento.
La riflessione ecologica sviluppatasi successivamente nella società contemporanea si è accompagnata ad un mutamento teorico e scientifico, per cui ad oggi non è più concepibile una separazione tra uomo e natura, secondo una visione riduzionista e meccanicistica, ma si afferma sempre di più una concezione sistemica del mondo a livello interdisciplinare. Secondo la teoria della complessità ogni parte è legata alle altre e contribuisce a dare forma all’insieme, mentre il tutto influisce sui singoli elementi, in maniera imprevedibile. Riportata alla relazione uomo-natura, ne emerge una visione unitaria e dinamica, basata su interazioni reciproche e continui scambi, introducendo una comprensione circolare dei fenomeni. Se adottiamo il vertice della teoria dei sistemi complessi maturata dal biologo Ludwig von Bertalanffy, la condizione caratterizzante di ogni sistema è la capacità degli organismi di porsi in relazione con l’altro da sé, secondo un processo di auto ed eco organizzazione. In tal senso i diversi elementi sono in un’interazione dialogante, dove emerge la necessità di regolarsi e la potenzialità di svilupparsi attraverso gli altri.
Prendendo come osservazione la relazione tra esseri umani, questa operazione di integrazione non è automatica, richiede un decentramento dalla propria prospettiva. Questo sforzo implica un passaggio di autoriflessività, per prendere atto di questa differenza di obiettivi e vedute, cercando insieme di andare oltre e far emergere nuove prospettive. Tornando alla natura come interlocutore dell’essere umano, essa non parla attraverso il nostro linguaggio, non può esprimere esplicitamente le sue esigenze. Eppure ci sta mostrando indirettamente da anni, quanto le necessità degli ecosistemi siano spesso lontane da quelle dell’uomo e del progresso economico. Per un’interazione reciproca con la natura dobbiamo quindi rivedere aspettative individuali e collettive alla luce di una maggiore sostenibilità, mettendo in discussione bisogni di tipo utilitaristico e legati alla produttività economica. Tenere conto anche delle esigenze dell’ambiente, significa essere disposti a mettersi in gioco diversamente, facendo anche uno sforzo per entrare in una logica diversa da quella abituale.
Allo stesso tempo, se partiamo da una lettura complessa dei fenomeni, questo passaggio lo compiamo non solo per la natura, ma anche per noi stessi. Adottare politiche ecologiche per ciò che riguarda ad esempio la produzione e gestione dei rifiuti ambientali, l’inquinamento atmosferico, la deforestazione, comporta non solo dei vantaggi per l’ambiente ma anche per la nostra salute e la vita delle generazioni future. Allo stesso modo per il principio di ricorsività tra gli elementi, gli effetti dannosi di certi comportamenti possono ritornarci indietro inaspettatamente, come una mare cristallino pieno di plastica. Partire da un modello circolare significa quindi immaginare una relazione sinergica tra uomo e natura, in cui l’equilibrio vincente è possibile attraverso un gioco di squadra, dove ciascuna realtà si sviluppa attraverso l’altra.
Dott.ssa Angela de Figueiredo
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