Il genitore e la disabilità di un figlio, oltre il limite

Per un genitore la disabilità di un figlio costituisce un’esperienza complessa, carica di interrogativi e vissuti ambivalenti. Ci si confronta con la difficoltà ad andare oltre il limite di questa condizione, trovandosi a rivedere le aspettative verso il futuro. Scoprire la disabilità può mettere in crisi i rapporti familiari, con difficoltà e cambiamenti in cui possono emergere vissuti di colpa e di perdita. Quando parliamo di disabilità ci riferiamo ad una condizione di limitazione fisica, mentale, intellettiva o sensoriale a lungo termine. La persona si confronta con una serie di difficoltà oggettive relative alla propria realtà, che rendono più accidentato e complesso il rapporto con l’ambiente e con gli altri.

Per i genitori non è facile confrontarsi con questa condizione del figlio. Il futuro prima immaginato, sembra prendere una direzione diversa, vissuti come tristezza e senso di impotenza potrebbero smorzare il desiderio di scoperta e di condivisione. Lo sguardo rischia di fermarsi sulle limitazioni della disabilità, faticando ad andare oltre e connettersi alla soggettività della persona. Infatti al di là delle difficoltà reali e le diversità rispetto alla norma, l’individuo ha un personale modo di sentire, leggere la realtà e dare senso alle esperienze. Allo stesso tempo in alcuni momenti il figlio può essere percepito principalmente attraverso ciò che non può fare, che non raggiunge o manca rispetto ai coetanei. Questo sguardo, può rendere più difficile l’incontro con la persona nelle sue potenzialità, con i suoi desideri, modalità di espressione e possibilità singolari.

A volte si potrebbe attivare un processo di negazione verso una condizione che può essere sentita come troppo ardua da affrontare, alimentando aspettative irrealistiche di guarigione o di normalizzazione, faticando ad accettare la realtà della situazione. In altri casi potrebbe prevalere un senso di rassegnazione, come se il confronto con la mancanza rendesse difficile immaginare risorse da mettere in campo e possibilità di sviluppo. I vissuti ambivalenti che accompagnano queste dinamiche non sono sempre facili da riconoscere e mentalizzare. A volte l’agire, il concentrarsi sugli aspetti pratici e organizzativi, può diventare un modo per evitare il contatto con una conflittualità interna dolorosa. La fatica con cui ci si confronta e la difficoltà a vedere il proprio figlio non solo attraverso le lenti della mancanza, ha anche a che fare con l’accettazione del limite che la condizione di disabilità pone, che può evocare elementi della propria storia personale.

Nella genitorialità spesso si riflettono anche aspettative e desideri relativi a se stessi, ideali di come si sarebbe voluti diventare e sulla propria vita, mentre la disabilità pone una necessità di revisione di queste aspettative. In questo senso possiamo dire che lo sconforto con cui il genitore si confronta, può rimandare anche alla necessità di una trasformazione identitaria. Ci si trova a fare i conti sia con lo svanire di possibilità idealizzate, sia con la difficoltà ad immaginare altri modi di essere genitori. La sofferenza e il vissuto di perdita potrebbero portare i genitori ad irrigidirsi in alcune modalità, anche se contemporaneamente stanno emergendo modi di pensare ed immaginare più flessibili. Questo processo di revisione non è lineare, necessita di un tempo, ma può aprire ad aspetti potenziali della propria soggettività e nel rapporto con il figlio. Se i genitori si trovano inizialmente di fronte ad un sentiero accidentato e incerto, man mano possono emergere dallo spaesamento, costruendo insieme al figlio nuove mappe e potenzialità per accompagnarlo verso il suo futuro.

Dott.ssa Anna Consuelo Cerichelli

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