Il bisogno di vicinanza e la necessità di stare da soli, sono aspetti che possono attraversare le relazioni. A volte il legame con l’altro si carica di ambivalenza , ma per la personalità borderline queste contraddizioni colorano il rapporto di sofferenza ed emozioni travolgenti. Il dramma borderline coincide con un paradosso relazionale “né con te né senza di te”, per cui il desiderio di legame si fonde con la paura di essere invasi, con la necessità di una distanza e vissuti abbandonici. Con il termine bordreline si intende un livello di funzionamento della personalità articolato lungo un continuum , da forme più moderate fino ad un disturbo di personalità . La disregolazione emotiva e la difficoltà di rappresentazione degli affetti caratterizzano la personalità borderline, in tal senso le relazioni sono vissute spesso con drammaticità e turbolenza, caratterizzando i legami di una stabile instabilità. Si arriva spesso a mettere in atto comportamenti distruttivi che comportano rotture e fratture improvvise dei rapporti. La persona finisce per allontanare l’altro, come modo preventivo per difendersi dalla paura dell’abbandono, della dipendenza o dell’aggressione.
Alla base di questi timori, sembra esserci l’aspettativa che non ci si può veramente legare perché l’altro non sarà mai presente come si vorrebbe, causando inevitabilmente dolore, oppure potrebbe diventare troppo vincolante, per cui il rapporto viene percepito come limitante e soffocante. In realtà è come se le personalità borderline fossero sprovviste di quel filtro che crea un confine protettivo nella relazione , per cui il legame diventa subito eccessivamente penetrante. Nella personalità borderline l’identità appare labile, frammentata, esponendo la persona ad un senso di vuoto ed una mancanza di consistenza. La percezione della propria identità manca di un senso di coesione e di continuità nel dialogo interiore, per cui ci si ritrova in balia della relazione. Si fa fatica a rappresentare l’altro come un interlocutore interiorizzato , il quale piuttosto diventa una presenza reale e concreta, attraverso cui poter definire se stessi. Nella distanza l’altro sembra quasi svanire, rispetto al bisogno concreto della sua presenza, che però quando si realizza diventa subito limitante.
Quando l’identità è invece integrata, si percepisce un senso di coesione e continuità di se con la possibilità di interiorizzare delle relazioni significative stabili dove ciascuno mantiene i propri confini. Per la personalità borderline, è come se l’interdipendenza simbiotica fosse l’unico modo per stare in relazione e sopperire alla mancanza di stabilità della propria identità. Questo però comporta la percezione di un vissuto di passività rispetto agli eventi, non riuscendo a percepirsi come parte attiva nel legame, sentendo invece di subirlo. Poiché le relazioni sono attraversate da continue turbolenze, nella psicoterapia con queste persone assume un valore significativo focalizzarsi sulle rotture che avvengono nei rapporti , riflettendo insieme sull’accaduto.
L’ attitudine narrativa aiuta a ricucire le esperienze e a contestualizzarle in una prospettiva soggettiva che vada al di là del qui ed ora della situazione. Se l’accaduto diventa narrabile costituisce una traccia della propria storia per la costruzione di un identità più stabile e coerente. Non a caso la patologia borderline è un disturbo cosi frequente oggi, in una società liquida dove spesso prevale un senso di istantaneità e un tempo vissuto nel momento presente, senza radicamento nel passato o nel futuro. Il recupero di una prospettiva storica introduce una distanza prospettica dalle esperienze da affiancare alla partecipazione emotiva legata al qui ed ora , costituendo un antidoto individuale e collettivo alla frammentazione.
Dott.ssa Angela de Figueiredo
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