I disturbi psicosomatici e il linguaggio nascosto del corpo

Il corpo, messaggero silenzioso, incarna esperienze, ricordi ed emozioni soggettive.
Attraverso il suo linguaggio nascosto a volte si esprimono anche dolori e sofferenze
personali che possono emergere attraverso disturbi psicosomatici. Cefalee, difficoltà
gastrointestinali, psoriasi solo per citarne alcuni, possono essere talvolta segnali di un
taciuto malessere non comunicabile diversamente, sintomi di aspetti soggettivi non
integrati.
Emozioni e sentimenti infatti, per essere riconosciuti vengono elaborati e
trasformati in simboli e parole. A volte aspetti conflittuali legati al proprio mondo
relazionale possono non essere compresi e significati, restando sotto traccia, confinati a
livello corporeo viscerale.

Prendiamo tutti quei sintomi legati all’addome, come gastriti o
difficoltà gastrointestinali. Questa zona del corpo è infatti una delle aree maggiormente
influenzate dalle emozioni, come spesso rivela anche il linguaggio comune dicendo
“questa cosa proprio non l’ho digerita”. Anche il sistema respiratorio con le varie forme di
asma e sensibilità nella zona della gola, può rimandare ad esempio a possibili difficoltà
comunicative. Quanto spesso si dice “sono rimasto senza fiato”, a prova di come
malesseri fisici siano referenti di configurazioni esistenziali più complesse. O in modo
diverso, conflitti relativi ai confini nelle relazioni, possono apparire anche attraverso la pelle, con la di psoriasi o varie dermatiti. La pelle organo sottile e superficiale, ci protegge
dall’esterno, delimita l’io dal non io e può diventare teatro di aspetti
dolorosi non elaborati. Ma anche un controllo eccessivo su pensieri e sentimenti, se non
riconosciuto, può trasformarsi in contrattura muscolare come in alcune forme di emicrania
o cefalea. A volte può anche accadere che la persona non soffra di un malessere
specifico, ma abbia comunque la paura di contrarre una malattia, come nellipocondria.

Quando la sofferenza entra in scena attraverso il corpo, è come se la
persona faticasse a cogliere qualcosa che crea turbamento a livello profondo, non
riconoscendolo come proprio. Corpo e mente costituiscono infatti due aspetti
interconnessi tra loro, espressione dell’unità del soggetto e del suo mondo relazionale. Il sintomo psicosomatico appare invece come un elemento esterno, di cui non si comprende il senso, come uno sgradito intruso. Ed è forse a questo inquilino che sembra indesiderato che si può cercare di ridare parola, recuperando un discorso, una narrazione su sé stessi.

Questo processo di autoconsapevolezza richiede spesso un tempo interno, per riassemblare passato presente e futuro della propria esperienza, in cui anche gli aspetti apparentemente scollegati ed inspiegabili, assumono un significato soggettivo. In tal senso il sintomo psicosomatico diventa allora
un’opportunità, per recuperare uno sguardo su sé stessi e chiedersi quale aspetto della
propria storia non stiamo vedendo, per rimettere insieme le dissonanze e poter
riconfigurare diversamente il proprio cammino.

Dott.ssa Anna Consuelo Cerichelli

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